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Contributo in collaborazione con Arca Fondi SGR
7 Film imperdibili sulla finanza
Educazione finanziaria

di Claudio Romano

Cinema e finanza. Un fenomeno interessante, relativamente nuovo e, per certi versi, educativo che ha avuto il pregio di avvicinare molte persone a un mondo ritenuto spesso di difficile lettura e lontano dalle persone normali. Qualcuno ritiene che “educativo” sia il termine sbagliato: forse sarebbe opportuno parlare di “dis-educativo”. Si, perché guardare i film di finanza sperando di imparare qualcosa è un esercizio assai arduo, quasi quanto cercare di imparare a guidare l’auto guardando un Gran Premio di Formula 1.

In molti casi, i racconti finanziari cinematografici si lasciano guidare dal cliché hollywoodiano di Wall Street, con iconici e spietati affaristi in bretelle che al telefono impartiscono comandi di acquisto o vendita, guadagnando milioni di dollari in pochi secondi. La realtà è un po’ differente. Ed è meno emozionante di quanto si pensi.

In puro ordine cronologico, ecco alcuni imperdibili film finanziari.

Una poltrona per due (1983). Cominciamo con una commedia che dal punto di vista dello sviluppo narrativo è molto più profonda di quanto sembri. Due anziani affaristi scommettono che riusciranno ad invertire le vite di due persone, un nobile bianco, laureato e in carriera, e un mendicante di colore, finto invalido e ai margini della società. L’esperimento riesce in pieno, ma il finale è inaspettato: le due ignare vittime stringono un sodalizio e riescono a guadagnare una fortuna e a ridurre sul lastrico i due affaristi, con un'ardita operazione in derivati sul succo di arancia congelato. Una poltrona per due è stato l’unico film della storia ad avere un impatto sulle quotazioni dei mercati finanziari. Alcune scene del film vennero, infatti, girate all’interno della Borsa valori (nelle Torri Gemelle di New York) e distrassero a tal punto gli operatori, che venne deciso di girare il resto del film con delle comparse. Una curiosità: il film viene trasmesso ogni 24 dicembre su Italia 1 da 22 anni.

Wall Street (1987). Più di un film, una monumentale opera sul mondo della finanza che ha affascinato un’intera generazione. Uscito nelle sale cinematografiche con un timing perfetto (qualche settimana dopo il lunedì nero di Wall Street) narra le vicende di uno spietato uomo d’affari, Gordon Gekko, e del suo addestramento a un giovane broker disposto a tutto per il successo. Tra una citazione da L’arte della guerra di Sun Tzu e un celeberrimo discorso sul valore positivo dell’avidità, Gordon Gekko si rivela un antieroe di valore assoluto, il cui pensiero è stato addirittura oggetto di studi e citazioni. «L'avidità, non trovo una parola migliore, è valida, […] è giusta, […] chiarifica, penetra e cattura l'essenza dello spirito evolutivo. L'avidità in tutte le sue forme […] ha improntato lo slancio in avanti di tutta l'umanità».

Un’ottima annata – A good year (2006). Dopo Il Gladiatore, la premiata ditta Ridley Scott/Russell Crowe produsse questa simpatica commedia, che solo incidentalmente parla di finanza. Il protagonista, Russell Crowe, si chiama Max Skinner ed è un broker londinese che “non prende mai ferie e fa solo soldi a palate”. Dalle scene iniziali, è lecito supporre che operi con i derivati sulle obbligazioni. Ovviamente Max è un avido, cinico, maniaco del lavoro che riscopre la bucolica vita in campagna grazie ad un lascito testamentario di un suo vecchio zio, che gli lascia in eredità un casale in Francia, con tanto di vigna. Il finale è scontato: Max Skinner, di fronte a un’offerta di legarsi a vita alla sua società, lascia la sua frenetica (e vuota) vita di città e trascorre il resto della sua esistenza in pace con sé stesso nella tenuta di famiglia. 

Wall Street – il denaro non dorme mai (2010). A volte ritornano. In piena crisi Subprime, due anni dopo il 15 settembre 2008, il giorno degli scatoloni di Lehman Brothers, torna Gordon Gekko e la sua ideologia sull’avidità. Tentativo poco riuscito dal punto di vista artistico, ma pieno successo al botteghino, Wall Street 2 narra l’uscita dal carcere del super cattivo Gekko, che addirittura avvisa il mondo dell’imminente pericolo di una crisi globale con un libro e un’altra accusa (l’ennesima) al sistema finanziario, che scarica sui contribuenti il conto delle loro malefatte. «Questo è l’impero del male, io al confronto ero una mezza tacca». La conclusione è quasi inaspettata: alla fine Gordon si ravvede e compie la buona azione riparatrice che lo solleva dalla speculazione. Tutto il resto del mondo, invece, rimane “marcio”.

Too big to fail – il crollo dei giganti (2011). Film per la tv tratto dall’omonimo libro – un imponente tomo di oltre 600 pagine di Andrew Ross Sorkin – che ufficialmente viene venduto come un romanzo, ma che all’interno fornisce molte notizie con un dettagliato corredo di nomi, cognomi e precisi riferimenti, che danno l’impressione al lettore di trovarsi di fronte ad un resoconto assolutamente veritiero. In realtà, in numerosi passaggi il libro si regge su fonti confidenziali, in molti casi anonime e nella trasposizione “cinematografica” il gioco diventa ancora più rischioso perché viene forzato il confronto tra i “buoni” e i “cattivi”. In tal senso, è notevole l’interpretazione di William Hurt che dà voce al presunto tormento interiore di Henry Paulson (Segretario del Tesoro americano), che all’epoca dovette gestire il tentativo di salvataggio di Lehman Brothers del “cattivo” Dick Fuld. Il film lancia una veemente accusa verso il sistema finanziario e per questo suo schierarsi merita un giudizio con riserva.

The wolf of Wall Street (2013). Narra la vera storia di Jordan Belfort, spericolato broker che, a cavallo tra gli anni ’80 e i ’90, si arricchì proponendo azioni dallo scarso valore a ignari investitori, tacendone i reali rischi. Film che di finanziario ha ben poco, nel senso che illustra bene quello che non dovrebbe essere la finanza. Gran parte del successo di The Wolf of Wall Street è giocato sul perverso fascino da venditore del protagonista e sulle sue distruttive dipendenze, che lo condussero in breve tempo in un abisso senza fine. Una sorta di sogno americano al contrario. Il film ha battuto un curioso record: nella versione in lingua originale viene pronunciata per 506 volte la parolaccia “fuck”, classificandosi al primo posto come film più triviale della storia del cinema.

La grande scommessa (2015). Verso la fine del 2006 e fino al 2008, una sola parola fu in grado di far tremare il mondo intero, finanziario e non solo. Stiamo parlando dei “subprime”, mutui concessi a creditori meno solidi, che una volta impacchettati e rivenduti in tutto il mondo, misero quasi in ginocchio la più grande economia del mondo, con grande sorpresa di tutti. Nel 2010, Micheal Lewis – saggista americano esperto di argomenti finanziari – ci spiegò nel suo libro A big short che la faccenda non era un “cigno nero” per tutti. Cinque anni dopo, con un cast stellare, venne prodotto questo film, che informò il grande pubblico sul fatto che c’era qualcuno che aveva previsto lo scoppio della bolla speculativa immobiliare e riuscì anche a guadagnarci sopra.

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