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Come sarà il 2022: inflazione, materie prime, tecnologia, auto e salute
Educazione finanziaria

L’inflazione è transitoria o è destinata a durare nel tempo? E quali sono le implicazioni per famiglie e imprese? C’è poi da monitorare l’andamento del mercato delle materie prime e il conseguente aumento delle bollette che sta impattando sui risparmi. Mentre in ambito tecnologico nei prossimi mesi sono attese importanti novità. Dal gaming alle auto elettriche, passando per la rivoluzione appena accennata del Web 3.0. E permangono nuove sfide nel settore “salute”.

Con un Pil in crescita di oltre il 6% nel 2021 e una stima per il 2022 che dovrebbe segnare circa un +4%, i principali organi di valutazione nazionali e mondiali (come l’Ocse e l’Istat, per esempio) sono concordi nel ritenere che l’Italia potrebbe ritornare ai livelli economici pre-crisi già nel primo trimestre di quest’anno. Il boom dell’economia nazionale è stato sancito anche dal celebre settimanale britannico The Economist che, infatti, ha incoronato l’Italia “Paese dell’anno” per il 2021.

Ma cosa accadrà realmente nel 2022? La ripresa è destinata davvero a durare? E in che modo questo scenario impatterà su famiglie e imprese? I mercati, si sa, sono abituati a smentire le previsioni. Soprattutto quando sull’economia globale si abbatte un “cigno nero” (così gli addetti ai lavori definiscono un evento assolutamente imprevedibile ma dalle conseguenze straordinarie) come è stata la pandemia due anni fa. Eppure, è anche una delle attività più importanti a inizio anno. Perché cercare di capire cosa accadrà nel corso dei mesi è fondamentale anche per comprendere in che modo indirizzare i propri investimenti. O al contrario, come e dove tenere al sicuro i risparmi di una vita. Ecco, dunque, i trend attesi per il 2022.

I prezzi saliranno?

È, forse, la più importante delle incognite che accompagneranno i prossimi mesi. Il ritorno, dell’inflazione, dopo anni di politiche monetarie espansive, ha fatto preoccupare i risparmiatori e messo in allarme gli investitori. Lo scorso dicembre, infatti, l’aumento dei prezzi è stato pari al 3,9% in Italia, raggiungendo il 5% nell’Eurozona. Ben al di sopra della soglia obiettivo del 2% stabilita dalla Banca Centrale Europea. Era dal 2008 che non si registravano valori così alti. E in quell’anno c’è stata la grande crisi.
Le ripercussioni di questo aumento generalizzato dei prezzi sono state pressoché immediate, con l’innalzamento, di conseguenza, anche del costo del carrello della spesa. Secondo le stime dell’Istat hanno accelerato, in particolare, i prezzi dei beni alimentari e quelli dei prodotti per la cura della casa e della persona, raddoppiati in un solo mese dal +1,2% di novembre al +2,4% di dicembre.

Ma non dovrebbe essere una situazione destinata a durare nel tempo. Secondo gli analisti, infatti, il picco potrebbe essere già stato raggiunto, e non si prevedono per i prossimi mesi ulteriori importanti rincari. Ne è convinta anche Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea, che infatti ha recentemente spiegato che nel corso dell’anno i prezzi si stabilizzeranno, per poi calare gradualmente. Ufficialmente, ad oggi, si ritiene che l’inflazione scenderà già sotto la soglia del 2% alla fine del 2022, arrivando all’1,8% nel 2023 e nel 2024.
Non solo. Per i prossimi mesi si prevede una crescita globale ancora sostenuta. E da più parti arrivano rassicurazioni sul fatto che non si correrà il rischio di una nuova recessione.

Per questo, anche la politica monetaria della Bce continuerà a mantenere invariata la rotta, salvo situazioni attualmente non prevedibili. I tassi ufficiali, quindi, non aumenteranno per i mesi a venire. E non deve stupire la contrapposizione con la posizione assunta dalla Fed americana, che sconta una situazione molto diversa da quella Europea, con un tasso di inflazione che già ha toccato il 7%.

Ci sarà gas per riscaldarci?

Uno dei fattori che ha contribuito a trainare il generalizzato aumento dell’inflazione è stato senza dubbio l’andamento del mercato delle materie prime. Il costo dell’energia elettrica e del gas hanno subito un’impennata a inizio anno, raggiungendo percentuali di crescita anche di oltre il 40%. Un balzo in avanti che ha inevitabilmente impattato sulle famiglie, ma ha provocato significativi disagi anche alle piccole e medie imprese, tanto da imporre al Governo la necessità di intervenire, soprattutto per aiutare le fasce più povere della popolazione, stanziando 3,8 miliardi di euro di aiuti per calmierare le utenze. Confindustria ha lanciato l’allarme, specificando che se il costo dell'energia per le imprese nel 2019 è stato pari a circa 8 miliardi, nel 2021 la spesa ha raggiunto quota 20 miliardi, con la previsione per il 2022 di arrivare a sfiorare i 37.

Cosa è successo? Il 2021 è stato caratterizzato da una significativa ripresa economica post recessione causata dalla pandemia da Covid-19 che ha portato, come conseguenza, a un parziale blocco negli approvvigionamenti. Da un lato, infatti, c’è stato un boom della domanda mondiale di gas (guidata soprattutto dalla Cina), tanto che l’offerta non è riuscita a soddisfare le richieste sempre più consistenti, e i prezzi hanno iniziato a salire. Dall’altro lato, invece, i coni di bottiglia delle reti logistiche, impossibilitate a gestire una domanda troppo vivace, hanno portato a una serie di reazioni a catena, con chip introvabili e container bloccati nei porti, che hanno provocato ritardi significativi sulle principali produzioni industriali. A risentirne, soprattutto, è stato il settore delle tecnologie. Lo scorso ottobre, persino il colosso di Cupertino, Apple, aveva pianificato di produrre 10 milioni in meno di iPhone rispetto ai suoi target.

Non solo. C’è stato anche un altro fattore che ha influenzato l’aumento del costo del gas. Il meteo. Alla fine dello scorso inverno, infatti, in Europa si sono registrate temperature più basse della media stagionale, portando quindi a un inevitabile innalzamento della domanda di energia per il riscaldamento. Senza considerare che anche le tensioni geopolitiche con la Russia, notoriamente il primo fornitore di gas all’Europa, hanno contribuito a destabilizzare la situazione.

Eppure, gli analisti sono piuttosto concordi nel ritenere che per i prossimi mesi la situazione potrebbe parzialmente risolversi e l’offerta di materie prime normalizzarsi. Restano ovviamente aperte alcune incertezze legate alle tensioni politico-militari tra Russia e Nato sull’Ucraina, che potrebbero portare a sanzioni e ulteriori parziali blocchi di forniture. Senza considerare che è ancora del tutto aperta la partita della transizione energetica. La necessità di puntare sempre più su politiche attive di decarbonizzazione ha disincentivato gli investimenti nelle fonti fossili. Per questo, una delle priorità dell’Ue è proprio quella di orientarsi nei prossimi anni sulle energie rinnovabili e sulle altre fonti green.

Il Web 3.0 rivoluzionerà la nostra vita?

Grandi novità si attendono, poi, in ambito tecnologico. Nei prossimi mesi si dovrebbero capire quali saranno gli sviluppi concreti della rivoluzione 3.0 del Web, appena annunciata quest’anno, e già destinata a trasformare per sempre il mondo digitale, con una commistione di realtà virtuale e tecnologie immersive che dovrebbe impattare su vari ambiti della vita quotidiana. Mark Zuckerberg lo ha chiamato Metaverso. E per far capire quanto importante sarà per il futuro stesso della sua società, ha persino rinominato l’azienda da Facebook a Meta, appunto. L’obiettivo è quello di trasformare in primis il mondo del lavoro, creando spazi digitali dove incontrare i colleghi collegati da remoto. Puntando dunque sul trend, iniziato nel 2021, che ha portato a una necessaria trasformazione del ruolo del lavoro, da un lato dematerializzato e “smart”, dall’altro, comunque, ancora in drammatica crisi occupazionale.

Ma le potenzialità del nuovo mezzo, pronte per essere monetizzate, includono anche una significativa trasformazione dell’e-commerce. Ambito che ha suscitato notevoli attenzioni soprattutto da parte dei big dell’alta moda che hanno iniziato a riversare cospicui investimenti in divisioni hi-tech per creare collezioni di abiti virtuali, shop digitali ed esperienze immersive dove accogliere i futuri clienti.

Tutto ruota intorno alla dimensione del gioco. E non a caso Microsoft, ha da poco annunciato l’acquisto (per una cifra record di 69 miliardi di dollari) del videogioco Activision Blizzard. Si tratterebbe dell’acquisizione più costosa nella storia della società, che catapulterebbe l’azienda di Redmond nel firmamento mondiale del gaming, appena dietro la potenza cinese di Tencent e la Sony del marchio PlayStation. Un settore, quello dei videogiochi, in crescita esponenziale che a fine 2021 è arrivato a valere oltre 180 miliardi di dollari.
Ecco allora che nei prossimi mesi vedranno la luce nuovi videogiochi dall'aspetto sempre più realistico e con immagini 3D nitide. Nasceranno nuove piattaforme, mentre chi è già attivo sul mercato punterà sempre più sugli acquisti in-game.

A livello di hardware, poi, archiviata o quasi la fase più acuta della crisi dei chip, i colossi attivi nel settore si daranno battaglia a suon di novità. Apple, da poco tornata in vetta al mercato degli smartphone (nel terzo trimestre del 2021 ha riguadagnato il top della classifica dei produttori scalzando Samsung), ha già in programma varie novità interessanti: dall’iPhone 14, di cui si hanno già alcune prime indiscrezioni, a un'ampia serie di nuovi prodotti che secondo le previsioni di Bloomberg verranno presentati in autunno. Google, invece, pensa di sfidare Apple e Meta con un suo visore sulla realtà aumentata.

Come guideremo?

C’è poi chi, come Amazon con Stellantis, sta lavorando sulle auto sempre connesse a internet. L’obiettivo dell’accordo siglato nei primi giorni dell’anno è quello di fornire soluzioni software, di connettività e sulla fornitura di veicoli, accelerando la trasformazione tecnologica in ottica di mobilità sostenibile. Mentre in Italia, si pensa di trasformare l’autostrada Salerno-Reggio Calabria nella prima smart road europea. Grazie all’installazione di sistemi radio e fibra ottica, infatti, i viaggiatori saranno avvisati in tempo reale su eventuali pericoli, condizioni meteorologiche e strade alternative.

In effetti, la necessità di spingere sulla trasformazione “green” è diventata una priorità assoluta del nostro tempo. Soprattutto se si considera che, lo scorso dicembre, il Comitato per la transizione ecologica ha stabilito lo stop alla produzione di auto a benzina e diesel a partire dal 2035. Ma i primi segnali positivi già ci sono. Ad agosto 2021, per esempio, per la prima volta nella storia, le immatricolazioni di veicoli elettrici hanno superato quelle dei diesel. Mentre secondo un recente rapporto realizzato da Ernst & Young in collaborazione con IIA (l’Italian Insurtech Association), entro il 2025 verrà anche colmato il gap a livello di prezzi: nei prossimi 3 anni, quindi, le vetture “verdi” costeranno addirittura meno di quelle tradizionali.

Intanto, tre delle più importanti case automobilistiche del mondo, Renault, Nissan e Mitsubishi, hanno appena annunciato un maxi-piano denominato “Alliance to 2030”, che prevede investimenti triplicati (e stimati in oltre 20 miliardi di euro) per sviluppare congiuntamente veicoli elettrici entro i prossimi 5 anni.

Come staremo in salute dopo la pandemia?

Se le più ottimistiche previsioni dei virologi dovessero avverarsi, con la pandemia agli sgoccioli, si potrebbero attendere importanti novità anche nell’ambito della salute. Qualora l’emergenza sanitaria in corso dovesse, infatti, essere declassata a malattia endemica, come per ora prospettano di fare Gran Bretagna e Spagna, ci si troverà in una condizione di necessario ritorno alla normalità e convivenza con il virus.
Dall’altro lato, però, bisogna anche considerare gli effetti a lungo termine di quello che gli scienziati definiscono “Long Covid”. Quel particolare fenomeno che riguarda una folta platea di persone guarite dalla malattia ma che faticano a riprendere una vita normale per diversi sintomi debilitanti. Un problema, questo, che deve essere affrontato anche dal punto di vista economico e del lavoro.

Nel Regno Unito, l’ufficio nazionale di statistica britannico stima che circa il 20% della popolazione, vale a dire una persona su cinque, lamenta ancora una grossa limitazione dell’autonomia nelle normali attività quotidiane. A causa di spossatezza, olfatto e gusto alterati o del tutto assenti e persistenti difficoltà respiratorie.

Per questa ragione, al Ces di Las Vegas, l’annuale fiera delle novità tecnologiche, quello dell'healthcare è stato uno dei settori in cui si sono registrate le maggiori innovazioni. C’è chi ha presentato nuovi tracker per il monitoraggio della salute o macchine connesse per il fitness e sono stati messi in mostra servizi di assistenza sanitaria accessibili in modalità digitale e virtuale.

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Febbraio 2022

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