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Gli effetti dell'inflazione sulla vita di tutti i giorni
Educazione finanziaria

Inflazione, alcune premesse

Nel mese di maggio su base annua in Italia è cresciuta all’1,3% e negli Stati Uniti al 5% e sembra voler disegnare quella che gli analisti definiscono come una gobba o cunetta: l’inflazione dovrebbe salire ancora per qualche mese per poi stabilizzarsi nella seconda metà dell’anno, ma intanto il suo movimento inquieta mercati e investitori. Senza considerare che chi ha liquidità sul conto corrente potrebbe risentirne.
Per inflazione in economia si intende un aumento generalizzato dei prezzi nel corso del tempo. E’ un indicatore importante perché dà senso al potere d’acquisto della moneta. L’inflazione in genere è causata dai costi o dalla domanda. Nel primo caso i prezzi aumentano se crescono gli oneri di produzione, dalle materie prime al lavoro o alla tassazione. Nel secondo caso è la maggiore richiesta di un bene ad apprezzarlo o, al contrario, la sua scarsità sul mercato a farlo diventare raro.
L’attuale accelerazione dell’inflazione, secondo l’Istat, si deve in particolare all’inversione di tendenza dei prezzi dei beni energetici e, in misura minore, all’accelerazione di quelli dei servizi relativi ai trasporti.

Inflazione e liquidità

In attesa che la ripresa maturi stabilizzando l’inflazione, vediamo cosa può succedere ai nostri risparmi quando parte una simile dinamica. Lasciare i soldi sul conto corrente sottopone infatti a una sorta di tassa occulta. Secondo la Banca d’Italia nel 2018 l’inflazione è costata agli italiani 10 miliardi di euro in termini di minor potere di acquisto. E nella situazione attuale, senza tenere conto di altri costi di gestione del conto corrente, lasciare 10mila euro fermi in banca significa perderne almeno 130 all’anno, 1.300 in un decennio. La liquidità non investita insomma non solo non rende, ma rischia di perdere potere d’acquisto, mentre nei prossimi mesi si pronostica una crescita prodotto interno lordo dell’8% in Cina, del 7% negli Stati Uniti e del 4% in Europa. Tutte dinamiche economiche intercettabili con gli investimenti giusti, perché la crescita altro non è che la sommatoria dei profitti delle aziende di un Paese e di conseguenza dei loro titoli.
Quando ci si confronta con i mercati però è sempre bene tenere presente che ci possono essere anni con rendimenti maggiori e altri minori e per ponderare correttamente i rischi e i benefici è sempre bene affidarsi a consulenti esperti come quelli di BPER Banca.

Inflazione, deflazione e stagflazione

Il contrario dell’inflazione è la deflazione, cioè il calo generalizzato dei prezzi in cui la moneta guadagna potere d’acquisto. Non è sempre una buona notizia, perché può significare che si sta registrando un calo della domanda dovuto alla contrazione dell’economia. L’iniezione di moneta da parte delle banche centrali a quel punto può contribuire a una nuova inflazione, successiva alla deflazione, che in questo caso prende il nome di reflazione e che si accompagna solitamente alla ripresa.
Un altro fenomeno possibile è la stagflazione, che si verifica quando all’inflazione si sommano crescita stagnante e disoccupazione. Si tratta di una situazione insolita, perché normalmente la stagnazione tende a ridurre la domanda e quindi ad abbassare i prezzi. In caso di stagflazione, invece, non è così. L’esempio più celebre è quello degli Stati Uniti degli anni ’70, dove il rincaro deciso del prezzo del petrolio per ragioni geopolitiche fece salire l’inflazione contribuendo alla disoccupazione e al calo del potere di acquisto delle famiglie. Ad una stagnazione economica si accompagnò così un’inflazione troppo alta. Da allora la stagflazione resta per molti un mistero. Secondo alcuni è dovuta a un improvviso e forte aumento del prezzo delle materie prime, che non dà tempo all’economia di riequilibrarsi, mentre per altri è la conseguenza di una politica monetaria mal calibrata.

Inflazione, crescita e occupazione

In ogni caso, ogni volta che i prezzi aumentano e il potere d’acquisto della moneta diminuisce ci sono molte conseguenze sull’economia reale. Intanto le persone tendono a concentrarsi sui beni rifugio, come metalli preziosi e immobili. Poi si registrano ricadute su importazioni ed esportazioni, anche se la globalizzazione ha portato a una sorta di controllo finanziario dei prezzi. Il mantenimento della stabilità, insomma, è un valore che le banche centrali preservano con ogni mezzo sia per tutelare i risparmi dei cittadini più deboli sia per non cambiare troppo spesso le carte in tavola per le decisioni economiche di famiglie e imprese. Non a caso un tasso d’inflazione regolare è complementare a quelli di crescita e di occupazione più elevati. L’esperienza maturata in numerosi Paesi, sottolinea la Banca d’Italia, mostra che nel lungo periodo le economie con bassa inflazione sono caratterizzate da una maggior incremento della produzione e del reddito.

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