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La previdenza complementare: perché aderire a un fondo pensione (integrativo)

Quando si parla di pensioni, oggi, la confusione e le incertezze sono tante.
Se una volta la presenza di una rendita sufficiente a fine carriera era qualcosa di scontato, i lavoratori di oggi e del prossimo futuro non possono più affidarsi totalmente a questa sicurezza.
Le riforme del sistema pensionistico hanno negli anni peggiorato le aspettative dei contribuenti italiani, l’invecchiamento della popolazione, insieme al calo delle nascite e alla difficoltà di accedere al mondo del lavoro per i giovani, hanno fatto il resto.
Nell'attuale contesto diventa quindi fondamentale prendere sempre più coscienza di quanto risparmiare per la pensione sia una necessità primaria. Per pensare di nuovo serenamente alla vecchiaia, la soluzione è investire nella protezione della propria ricchezza, aderendo in questo caso a un fondo pensione integrativo.

Il primo pilastro del sistema previdenziale italiano è costituito dalla pensione di base, un pilastro che presenta appunto diverse criticità; i lavoratori attivi sostengono con i propri contributi chi è già in pensione, ma se in futuro il numero dei pensionati rimarrà molto più alto rispetto ai lavoratori attivi, il modello sarà sempre meno sostenibile.
Nella pratica questo si traduce in due problemi: un gap salariale (cioè una differenza notevole tra il proprio stipendio da lavoratore e quello pensionistico) e un’età pensionabile sempre più alti. Versare contributi all’INPS non è più sufficiente a garantire una tranquillità economica per il futuro e qui entrano in gioco i fondi pensione integrativi, ovvero il secondo pilastro del sistema previdenziale italiano. La pensione integrativa è infatti una soluzione di risparmio (ormai necessaria) che contribuisce, insieme alla pensione di base, al mantenimento di un tenore di vita adeguato anche dopo la conclusione della propria vita lavorativa.

Scegliere di accantonare, mensilmente o annualmente, una somma di denaro in un fondo pensione è una forma di investimento che si divide in due fasi: quella contributiva e quella retributiva. Nella prima devi solo impegnarti a versare un contributo su base mensile o annuale, scegliendo a partire delle tue disponibilità; nella seconda, che parte dalla tua data di pensione pubblica, puoi accedere alla tua rendita. Inoltre, per ragioni straordinarie sono consentiti anche riscatti parziali nella fase contributiva, come per l’acquisto di una casa o motivi di salute.

In Italia esistono tre tipologie di forme previdenziali complementari: fondi chiusi (riservati a specifiche categorie), PIP (Piani Individuali Pensionistici) e fondi aperti.

I fondi aperti possono essere sottoscritti da qualsiasi lavoratore, dipendente o autonomo, a prescindere dalla categoria. La loro adesione è infatti volontaria e anzi non è necessariamente legata alla condizione lavorativa: si può iniziare a investire anche se non si svolge alcuna attività. Sono gestiti da società di gestione del risparmio, che investono sui mercati in base alle tue preferenze fra diverse linee di investimento (garantite, obbligazionarie, bilanciate e azionarie), alla tua propensione al rischio e agli anni che ti separano dalla pensione. Una volta in pensione, la tua rendita sarà quindi determinata dall'importo complessivo dei contributi versati, dalla durata del periodo di contribuzione, dai costi sostenuti e dai rendimenti ottenuti con l'investimento sui mercati finanziari.

Anche BPER Banca offre la possibilità di aderire a un fondo pensione di questo tipo: Arca Previdenza, con diverse soluzioni di risparmio gestite professionalmente e adatte a persone di ogni età.

I vantaggi, se scegli di investire in un fondo pensione aperto, sono anche fiscali. I versamenti sono infatti deducibili dal proprio reddito imponibile IRPEF (fino ad un max di 5164 euro annuali) e i rendimenti della gestione finanziaria sono tassati con un’aliquota massima del 20%, anziché del 26% come per la maggior parte delle forme di risparmio finanziario. Per quanto riguarda le rendite future, queste non sono soggette alla normale tassa sui redditi, ma a un’imposta del 15% che si riduce dello 0,30% per ogni anno di partecipazione al fondo successivo al 15° (fino a un massimo del 6%): l’aliquota applicata potrà pertanto scendere sino al 9% dopo trentacinque anni di partecipazione. Un motivo in più per pensare seriamente al tema della previdenza complementare e aderire il prima possibile a un fondo pensione.

Le risorse versate, inoltre, sono intoccabili: non possono essere pignorate, né sequestrate, e in caso di morte prima di raggiungere l’età pensionabile, quanto accumulato spetta comunque agli eredi o ad altri eventuali beneficiari. Ecco perché qualsiasi sia il fondo pensione scelto, la previdenza integrativa rimane un’opportunità importante, per vivere in serenità la vecchiaia e tutelare la tua famiglia.

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