Articolo
Next Generation EU, un nuovo piano per la nuova Europa
Educazione finanziaria

L’anno che ci siamo lasciati alle spalle ha determinato una forte battuta d’arresto per tutta l’economia.

Ogni Paese del mondo ha risentito e continua a risentire dell’impatto dato dall’emergenza sanitaria. Ma il piano dell’Europa è chiaro: adottare una strategia condivisa per affrontare la crisi e rilanciare così la ripartenza.

Questa strategia si chiama Next Generation EU, anche se viene spesso citata come “Recovery Fund", e si pone l’obiettivo di rimettere in moto l’economia continentale, sostenendo finanziariamente la ripresa degli Stati membri e gli investimenti privati.

I miliardi a disposizione sono 750 e costituiscono il più ingente pacchetto di misure di stimolo mai finanziato dall'UE, con cui per la prima volta i Paesi dell’Unione faranno debito comune. L’architrave del pacchetto è il “Recovery e Resiliency Facility”, ovvero il Dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza, con la sua dotazione di 672,5 miliardi di euro – spartiti fra 360 miliardi di prestiti e 312,5 miliardi di sovvenzioni – per attenuare l’impatto sociale ed economico della pandemia.

Per avere diritto a questi “fondi per la ripresa”, tutti i paesi dovranno presentare un piano nazionale entro il 30 aprile 2021: ogni piano dovrà essere implementato entro il 2026 e prevedere il 20% di investimenti nel digitale e il 37% in spese legate al clima e alla sostenibilità.

I singoli piani nazionali dovranno infatti rispettare dei criteri predefiniti, concentrando progetti di investimento e spesa su alcune aree di punta come le energie pulite e la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

Un punto fondamentale del Next Generation EU è proprio l’aderenza allo European Green Deal, che punta a trasformare l’Europa in una direzione più ecologica, attraverso la transizione energetica e la riduzione dell’impatto ambientale. Nello specifico, questo piano prevede una ristrutturazione in senso green delle infrastrutture europee e incentivi all’economia circolare, ai veicoli elettrici e alla mobilità pulita nelle grandi città e regioni d’Europa.

Anche il digitale è un aspetto importante per la Commissione Europea, in particolare per quanto riguarda l’adattamento del mercato ai nuovi mezzi forniti dalla tecnologia. Il cambiamento in atto verso il commercio elettronico è ormai avviato e l’Europa intende fornire a tutti la possibilità di digitalizzare il proprio business.

Il Recovery Plan italiano, il piano nazionale in lavorazione per l’accesso ai fondi, segue la stessa linea identificando quattro sfide principali: migliorare la resilienza dell’Italia, ridurre l’impatto della crisi pandemica, innalzare il potenziale di crescita dell’economia e sostenere la transizione verde e digitale.

La digitalizzazione e la rivoluzione verde sono le due missioni in testa alle priorità, e prevedono risorse oltre i 100 miliardi (rispettivamente 46 e 69,9 miliardi).

È prevista la nascita di «poli strategici nazionali» per garantire più servizi digitali, dai pagamenti alla burocrazia, e un piano per la “Transizione 4.0” per il sistema produttivo, in cui puntare sulle reti veloci in fibra ottica, il 5G e sistemi satellitari.

Un posto di rilievo è occupato anche dalle piccole e medie imprese, intese come leve per la ripartenza dell’Italia attraverso l’innovazione e la digitalizzazione.

In questo senso, si prevedono progetti per sostenere lo sviluppo del Made in Italy, delle catene del valore e delle filiere industriali strategiche, oltre che la crescita dimensionale e l’internazionalizzazione delle imprese; l’obiettivo è puntare a un futuro digitale come premessa per innalzare la competitività nostrana in tanti settori, dal turismo alla cultura, fino alla sostenibilità e ai servizi per il cittadino.

Il nuovo progetto Transizione 4.0 prevede inoltre misure pluriennali per favorire la pianificazione delle strategie di investimento delle imprese, grazie a significativi potenziamenti in termini di agevolazioni e semplificazione delle procedure di erogazione dei vantaggi fiscali.

Un insieme di investimenti e progetti di riforma che dovrebbe tradursi in aumento positivo della crescita e dell’occupazione rispetto allo scenario attuale; con un impatto sul PIL, al 2026, che si stima potrebbe essere pari a circa 3 punti percentuali.

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Marzo 2021

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