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Quali sono le differenze tra un fondo con universo di investimento tradizionale e uno ESG?

La finanza sostenibile è uno dei trend più in crescita degli ultimi anni.

Anche nel nostro paese, già prima dell’emergenza Covid, il 52,3% degli italiani si mostrava interessato ad investire in prodotti ESG, cioè legati alle tematiche ambientali, sociali e di corretta gestione aziendale. E a fine lockdown, un consulente finanziario su quattro (il 27,9%) ha ricevuto richieste di puntare verso prodotti sostenibili. Questi i dati emersi dal rapporto di Censis e Assogestioni "Il valore della diversità nelle scelte d'investimento prima e dopo il Covid-19".

Che l’attuale modello di sviluppo, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale, sia oggetto di ridefinizione, è chiaro da anni ormai: le stesse Nazioni Unite hanno stilato nel 2015 una lista di 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, gli “SDGs”, da perseguire in ogni paese con un “forte coinvolgimento di tutte le componenti della società”.

Ma che cosa s’intende nello specifico per “investimento sostenibile”?

Secondo la nuova regolamentazione europea1, per “investimento sostenibile” s’intendono tutti gli investimenti in imprese con attività economiche che contribuiscono al raggiungimento di obiettivi ambientali o sociali, come la riduzione dell’inquinamento o la lotta contro le disuguaglianze. Le imprese beneficiarie di questi investimenti devono inoltre rispettare prassi di buon governo, in particolare per le risorse umane e gli obblighi fiscali, e garantire che gli stessi investimenti non siano dannosi rispetto a temi come quelli già menzionati.

Quando parliamo di investimenti “ESG”, quindi, ci riferiamo a prodotti che perseguono gli obiettivi tipici della gestione finanziaria considerando nelle scelte d’investimento gli aspetti di natura ambientale (“Environmental”), sociale (“Social”) e di buon governo (“Governance”). Negli ultimi tempi, il desiderio di tenere in considerazione gli aspetti ESG è diventato di primaria importanza per molti investitori (soprattutto i più giovani), permettendo a questi prodotti di divenire una componente importante del panorama mondiale degli investimenti.

Per alcune persone, investire in modo sostenibile non è più solo una scelta di natura finanziaria, ma anche una soluzione efficace per soddisfare nuove esigenze e nuove attenzioni nel segno della sostenibilità. Inoltre, oggi, la reputazione aziendale in merito ai parametri ESG è molto importante rispetto al valore di mercato delle azioni. Da alcune ricerche nel settore beni di consumo, è emerso come la cattiva reputazione sociale e ambientale delle aziende può tradursi in impatti negativi sull’andamento dei propri titoli.

Dal punto di vista delle soluzioni d’investimento, i prodotti finanziari attenti ai fattori ESG sono numerosi e includono prodotti di risparmio gestito, di investimento assicurativo e fondi pensione. Nelle scelte di allocazione di questo tipo investimenti, alle logiche di massimizzazione del rendimento atteso si affiancano tutti quei fattori di selezione di carattere ambientale, sociale e di governo aziendale.

Per provare a capire meglio come funzionano i fondi ESG, possiamo fare qualche esempio di possibili criteri da considerare quando si parla di investimenti sostenibili, distinguendoli tra criteri “positivi” e “negativi”.

Tra quelli positivi c’è, ad esempio, l’Integrazione dei fattori ESG da parte di aziende e Paesi. Per investire sostenibilmente possono essere presi in considerazione soggetti attenti alla riduzione delle emissioni di CO2, alla corretta gestione dei rifiuti, che utilizzano energie rinnovabili e così via. Per quanto riguarda l’ambito sociale, vengono preferite le aziende che rivolgono particolare attenzione ai temi della salute e allo sviluppo di relazioni con comunità ed enti locali.
Rispetto al buon governo aziendale, possono essere valutati il rispetto dei criteri di trasparenza e di corretta remunerazione del management, oltre che il dialogo con tutti i soggetti interessati dall'attività dell'impresa.

Sempre nell’ambito dei criteri di selezione “positivi”, c’è lo strumento dell’Impact Investing, che prevede la preferenza verso investimenti realizzati con l’obiettivo di generare un impatto sociale e ambientale positivo, misurabile unitamente a un rendimento finanziario. Il punto di riferimento per gli investimenti a impatto sono proprio i 17 Sustainable Development Goals (SDG) dell’Agenda ONU 2030; tra gli esempi di Impact Investing rientrano i green o social bond, il social housing e la microfinanza.

Tra i criteri “negativi”, possiamo invece citare l’Esclusione: secondo questa strategia, gli asset manager che compiono le loro scelte di portafoglio e selezione dei titoli escludono le aziende che operano in settori non socialmente responsabili come armi, pornografia, tabacco, test su animali, scommesse ed energia nucleare. Tale criterio di esclusione può valere anche nei confronti di interi Paesi, come quelli che esercitano la pena di morte o non rispettano i diritti umani.

Se le questioni ambientali, sociali e di governance ti stanno molto a cuore o semplicemente sei interessato a queste nuove possibilità, puoi rivolgerti ai consulenti BPER Banca per orientare i tuoi investimenti verso le soluzioni più adeguate al tuo profilo.

Investire in un fondo che tiene conto dei principi ESG, nonostante i rischi tipici degli investimenti finanziari, può creare valore sia per i tuoi obiettivi che per la società in cui vivi, supportando il raggiungimento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile; una scelta che ti consente quindi di investire anche nel progresso e nella risoluzione dei principali problemi del pianeta.

L'investimento in prodotti ESG non costituisce una condizione di fatto per il perseguimento di rendimenti sicuri o superiori rispetto a quelli degli altri prodotti non ESG. I prodotti ESG sono infatti esposti anch’essi ai rischi tipici degli investimenti finanziari e possono quindi comportare anche perdite del capitale investito. E’ quindi sempre necessario, prima di effettuare scelte d’investimento, consultare la documentazione informativa del prodotto, dedicando particolare attenzione alla sezione dei rischi.

1Art. 2, punto 17 del Regolamento (UE) 2088/2019 del 27 novembre 2019.

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